Scrivo questo intervento da Los Angeles. Sarà per questo motivo che il titolo mi è venuto spontaneamente in inglese? Chissà…
Stanotte (ci sono nove ore di differenza dall’Egitto e dall’Italia) sono stato svegliato da un SMS di Isabella che mi comunicava la notizia che Zahi è nuovamente Ministro delle Antichità. Ne ho avuto conferma sul link di Ahram On line. Il sondaggio fatto su questo blog è così risultato profetico. Non ci voleva molto. Diciamocelo francamente. Ora come ora Zahi è l’unica persona che può reggere il peso di una situazione complicata come quella odierna.
Si può dire quello che si vuole su Zahi, ma nessuno ha la sua energia e il suo carisma. Purtroppo, da quando ha dato le dimissioni, ne ho sentite veramente tante. Molte critiche sono arrivate proprio da persone che fino al giorno prima lo avevano osannato e avevano ostentato con sussiego e superiorità una conoscenza personale. Che schifo e che pena! Ma perché certa gente non se ne sta zitta? Sono sicuro che ora quelle stesse persone torneranno a osannare Zahi e a dire “L’avevo detto che sarebbe tornato. Meno male”.
Intanto Zahi ha rilasciato un comunicato sulla situazione delle antichità nell’area archeologica di Dahshur e dintorni. I timori da me espressi nel mio precedente intervento sono purtroppo risultati più che fondati. Nel corso della visita è stato possibile accertare che almeno un cimitero e una moschea sono stati costruiti su monumenti più antichi. Situazioni simili sono segnalate anche a Lisht, Saqqara, Abu sir e Giza.
Alcune antichità trafugate dal Museo Egizio del Cairo sono state recuperate. Secondo quanto racconta lo stesso Zahi i ladri hanno tentato di venderle a Khan el-Khalili. E dove sennò? Le hanno proposte al proprietario di un negozio che ha offerto Leg 1500,00. Soltanto quando i ladri hanno sostenuto che valevano molto di più perché venivano dal Museo del Cairo il commerciante ha chiamato la polizia. Si tratta di alcuni reperti trafugati dalla Stanza P 19, dove si trovano le statue di divinità pubblicate da Naville. Mi sorge spontaneo e subitaneo un pensiero. Se i ladri avessero accettato l’offerta di Leg 1500,00, cosa avrebbe fatto il commerciante?
Zahi è fiducioso di riuscire a recuperare tutto quello che è stato trafugato. Mancano ancora all’appello trentasette oggetti. Alcuni del tesoro di Tutankhamon. Interessante notare come tutte queste informazioni Zahi le ha date quando non era ancora stato (ri)nominato ministro. Evidentemente non ha mai cessato di sentirsi tale.
Concludo con una notizia che il Corriere.it ha appena battuto e che mi ha allargato il cuore. Alcuni docenti della Statale di Milano e della Bocconi sono indagati per avere manipolato concorsi universitari. Che sia la volta buona che cominciano a fare piazza pulita di certa gente? Come diceva il buon vecchio Bracardi: “In galera… In galera!”. Ma stavolta davvero. Nessuno escluso.
mercoledì 30 marzo 2011
venerdì 25 marzo 2011
THE GURNAUY JOB
Sono passati dieci giorni dall’ultima volta che ho scritto in questo blog. Chiedo scusa. E’ che mi sono preso una piccola vacanza da tutto e da tutti. Sono andato con mia moglie a Madrid per un fine settimana. L’egittologia è stata limitata alla passeggiata finale per il centro città. Siamo infatti partiti dal Tempio di Debod, donato alla Spagna per l’aiuto profuso nel salvataggio dei templi in Nubia e ricostruito in un giardino a non molta distante dal Palazzo reale.
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| Il Tempio di Debod al tramonto |
Riprendo questo blog da Los Angeles dove sono arrivato ieri. Sono atterrato all’aeroporto di Atlanta e le prime pagine dei giornali erano piene delle fotografie di Elizabeth Taylor, morta in questi giorni. Furoreggiavano quelle in cui vestiva gli abiti Cleopatra, nell’omonimo film di Mankiewicz.
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| Liz Taylor - Cleopatra in una scena dell'omonimo film di Mankiewicz |
Oltre i due Oscar che ha vinto, Elizabeth Taylor avrebbe forse meritato anche una laurea in egittologia honoris causa. Il modo in cui ha interpretato Cleopatra ha condizionato la percezione corrente che abbiamo di questo personaggio storico in modo tale da condizionare anche la descrizione che ne viene data in molti studi a lei dedicati. Sarebbe interessante una ricerca psico-sociologica sull’influenza che ha avuto Hollywood sulle materie storico-archeologiche. A mio avviso ne risulterebbero un mucchio di sorprese.
Non posso non pensare ai giochi del destino. Mi trovo negli Stati Uniti invitato a tenere alcune conferenze. Qui a Los Angeles me ne hanno chiesta una su Iside e, tra le diapositive che avevo scelto ce n’è appunto una di Liz Taylor con un prezioso basileion sulla testa.
Il sondaggio su chi doveva essere il nuovo ministro delle antichità egiziane si è concluso. Senza grandi sorprese ha stravinto Zahi Hawass con il doppio dei voti rispetto a Sabri Abd El-Aziz. Ritengo che sul risultato abbia pesato soprattutto la notorietà di cui entrambi godono qui in Italia.
Al di là di questo, la situazione in Egitto rimane abbastanza grave. Manca ancora un vero controllo di polizia, soprattutto per quello che riguarda i siti archeologici. E non è soltanto una questione di tombaroli. Mi sono giunte voci che non pochi egiziani hanno approfittato della situazione per espandere campi e costruire case abusive su terreni di proprietà delle antichità.
Grazie a Isabella ho notizie di prima mano sul furto perpetrato ai danni degli scavi attualmente in corso tra le rovine del tempio funerario di Amenofi III sulla riva ovest di Luxor. Invece delle Austin Mini Cooper rese famose dal celeberrimo film “The Italian Job” (chi on si ricorda l’inseguimento per tutta Torino nella versione del 1969?), qui è stato utilizzato uno dei minibus che servono da taxi per il trasporto dei Gurnauy (gli abitanti di Gurna). I ladri dovevano essere una dozzina. Di più, in un minibus gurnauy non ci si sta. Tra i ladri c’era anche un “doktur” che, in questo caso, era qualcuno che si era procurato il cloroformio con il quale sono stati addormentati i guardiani. Un altro sembra sia stato sopraffatto mentre portava il tè ai colleghi (anche questo è molto “gurnauy”, pure troppo…). I ladri hanno portato via la parte superiore di una statua di Sekhmet e il viso di una statua reale che, insieme ad altri preziosi reperti, conservati nel magazzino che la missione diretta da Hourig Sourouzian ha fatto costruire direttamente sul sito. Già l’indomani i responsabili del furto erano stati individuati e riacciuffati. I nomi di tre sono noti. A quanto afferma la stampa sono stati processati per direttissima e condannati a quindici anni di carcere.
Non è il primo tentativo di rubare una statua di Sekhmet. Pochi anni or sono alcuni ladri avevano ne prelevato una dal Tempio di Mut a Karnak e, dopo averla caricata su un pick-up, tentavano di farla uscire illegalmente dal paese. Anche in quell’occasione però erano stati catturati. E’ forse meglio non toccare le effigi di Sekhmet che, non dimentichiamolo, era colei che Ra aveva mandato a vendicarsi degli uomini.
Ho molte cose da raccontare. Spero di riuscirci tra una conferenza e l'altra...
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